UOVO DELLA COSTELLAZIONE

UOVO DELLA COSTELLAZIONE

esemplare del museo di Mosca ritrovato nel 2002

Nel corso degli anni, si stima che 52 uova furono donate come regali di Pasqua a Maria e a sua nuora, la zarina Alessandra. Nel biennio 1904-1905 nessun uovo venne fabbricato  per via delle restrizioni  imposte dalla guerra Russo-Giapponese. I numeri 43, “Constellation Tsarevich”, e 44, “Birch Karelia”, non furono mai interamente completati a causa dello scoppio della Rivoluzione e dell’esecuzione sommaria della famiglia Romanov. Nel 2002 è stato ritrovato per caso nel museo mineralogico Fersman di Mosca un polveroso blocco di cristallo di rocca che regge un uovo scolpito in un minerale blu tempestato di brillanti: gli esperti ritengono che si tratti proprio dell’uovo incompleto dedicato al piccolo zarevic Alessio.

l’ uovo di betulla

The Birch Karelia, incompleto, 1917

L’Uovo di betulla della Carelia è tra i meno preziosi perché manca  la sorpresa, un elefante con 8 diamanti di grandi dimensioni, 61 piccoli e una chiave con inciso le iniziali “MF” (Maria Feodorovna). Ma ha un grande valore storico in quanto lafattura, datata 25 aprile 1917, non è intestata allo Zar di tutte le Russie, ma semplicemente “al Signor Romanov” e nella lettera di accompagnamento Fabergé si lamenta di non essere stato pagato! L’uovo riapparve nel 2001, quando un collezionista del Regno Unito, discendente di emigrati russi, lo vendette al Museo Fabergé di Baden-Baden per alcuni milioni di dollari.

uovo in memoria di alessandro iii,

uovo reale danese

Due delle uova imperiali perdute: l’Uovo in memoria di Alessandro III (a sinistra), e l’Uovo reale danese. Si tratta delle uniche immagini conosciute.

Dopo la Rivoluzione le uova imperiali furono saccheggiate dai Bolscevichi e vendute per fare cassa: si stima che tra il 1930 e il 1933 quattordici lasciarono la Russia e si dispersero in tutto il mondo; alcune oggi fanno parte di collezioni private, tre sono di proprietà della Regina Elisabetta, altre si trovano nei musei e altre ancora sono sparite dalla faccia della Terra. Le sette uova Fabergé non ancora individuate sono: Uovo con gallina e pendente di zaffiro (1886), Uovo sul cocchio con cherubino (1888), Uovo Necessaire (1889), Uovo Malva (1897), Uovo di Nefrite (1902), Uovo reale danese (1903), Uovo in memoria di Alessandro III (1907). Cinque delle uova mancanti sappiamo che esistono grazie alle fotografie scattate dalla famiglia dello Zar. Per le altre, invece, possiamo affidarci solo ai nomi che appaiono sui contratti della Maison Fabergé. Nessuno ha idea del loro aspetto o di dove possano essere. E’ un mistero che ossessiona gli storici dell’arte da decenni.

l’ uovo nécessaire

L’Uovo Nécessaire sopravvisse alla Rivoluzione e  si trova nell’inventario dei beni trasferiti al Sovnarkom nel 1922. L’uovo partecipò alla prima esposizione di Fabergé in Inghilterra del 1949 e pare che sia stato venduto nel 1952  da un antiquario ad un acquirente rimasto anonimo, contrassegnato soltanto come  “uno straniero”.  Dopodiché, di questo uovo tempestato di diamanti, rubini e smeraldi contenente 13 oggetti necessari per la toeletta non se n’è saputo più nulla. Quello che si vede sotto è una riproduzione.

l’ uovo malva

Il portaritratti all’interno del perduto Uovo malva, raffigurante la coppia imperiale e la piccola Olga.

L’Uovo Malva del 1897 purtroppo è andato perduto e si è conservato solo il portaritratti a forma di cuore contenuto al suo interno.  Un sofisticato meccanismo permette al cuore di aprirsi e rivelare un trifoglio smaltato verde; ogni foglia racchiude le miniature dello zar Nicola, della zarina Alessandra e della loro prima figlia Olga. Dato che in entrambi gli inventari di confisca del tesoro imperiale (1917 e 1922) non è menzionato l’Uovo Malva, si ipotizza che possa essere stato rimosso prima della Rivoluzione, forse dalla stessa Maria Feodorovna.

l’ uovo di nefrite

L’Uovo di Nefrite, noto anche come “Alexander III Medallion Egg”, disperso dopo la Rivoluzione. Probabilmente fu esposto a Londra nel 1935. Una pubblicazione del 2004 a cura di Alexander von Solodkoff da cui sono tratte le due immagini suggerisce che questo uovo sia stato ritrovato, ma la maggior parte degli studiosi di Fabergé non è d’accordo. La scoperta rivelata a maggio del 2015 dalla ricercatrice russa Tatiana Muntian di una sua descrizione in una lista  degli oggetti presenti nel Palazzo di Gatchina nel luglio 1917 ha acceso di nuovo la discussione: “Uovo in montatura in oro su due colonne di nefrite, all’interno ritratti della granduchessa Olga Alexandrovna e del principe PA di Oldenburg”. Stando alla descrizione, dunque, potrebbe trattarsi proprio dell’Uovo di Nefrite considerato perduto per sempre.

l’ uovo d’ inverno

The Winter Egg, 1913.

The Winter Egg, realizzato con diamanti e platino per sembrare di ghiaccio, era l’uovo più costoso della collezione degli zar; scomparso nel 1975, si ignorava dove fosse. Un eccentrico miliardario aveva tenuto l’uovo e centinaia di altri pezzi d’antiquariato e gioielli nella sua camera da letto, ma non aveva mai permesso ad anima viva di entrarvi, quindi fino alla sua morte nessuno  ha mai saputo che possedesse quell’uovo.

l’ uovo con gallina

Una riproduzione di quello che si suppone fosse l’aspetto dell’Uovo con gallina e pendente di zaffiro

Il design esatto dell’Uovo con gallina e pendente di zaffiro non è noto, in quanto non ci sono fotografie o illustrazioni,  e anche  le descrizioni sono discordanti tra di loro. L’uovo è descritto nell’archivio imperiale russo del febbraio 1886 come “una gallina in oro e diamanti rosa che prende un uovo di zaffiro da un nido” all’interno di un tuorlo in oro giallo opaco. L’archivio del Governo Provvisorio descrive la gallina come d’argento, anche se questa descrizione è probabilmente errata poiché gli ordini per l’uovo del 1886 stabilivano espressamente che dovesse essere in oro. Sembra che originariamente all’interno del tuorlo ci fosse anche la riproduzione della Corona Imperiale. Allo stato attuale, non si sa se l’uovo in questione sia andato perduto oppure se si trovi in mano a privati.

uovo della memoria di azov

l’Uovo della Memoria di Azov del 1891: la sorpresa contenuta all’interno è una fedele miniatura dell’incrociatore della Marina Imperiale Russa Pamiat Azova e fu commissionato in occasione del viaggio per mare compiuto dall’allora zarevic Nicola fino in Giappone. Scolpito in un pezzo di diaspro eliotropio e decorato in stile Luigi XV con un motivo a fiori d’oro cesellati, la nave è eseguita nei minimi dettagli, tra cui piccole scialuppe di platino, minuscoli diamanti per i finestrini, ancore, catene e corde dorate sottilissime sugli alberi. Il nome “Azov” è inciso sulla poppa. La nave poggia su una lastra di acquamarina, che rappresenta il mare. Al contrario della sottoscritta, pare che la zarina Maria non lo apprezzasse particolarmente.